Ieri è stata una giornata pesante. Di quelle che senti fin dentro le ossa. Abbiamo consegnato le chiavi del negozio. Quelle chiavi che per anni ho tenuto strette in mano ogni mattina, simbolo di un impegno, di sogni costruiti giorno dopo giorno, tra mille corse e qualche lacrima. Lasciarle lì, su quel tavolo, è stato come chiudere una parte di me. Un addio silenzioso, ma che dentro faceva rumore.
Tornata a casa, con il cuore un po’ stropicciato e la testa piena di pensieri, ho trovato Antonello pronto. Ma non pronto a farmi le domande sbagliate tipo “come stai?” – no, no. Pronto con una proposta seria: “Stasera cena solo noi due.”
Bimbi dai nonni in tempo record, io ancora con gli occhi lucidi e lui già con il navigatore puntato su Benito, ristorante di pesce a Torino.
E che te lo dico a fare? Pesce fresco, atmosfera rilassata, due calici di vino che hanno fatto il loro dovere meglio di mille parole. Una cena semplice ma perfetta, di quelle che ti ricordano che anche nei giorni più complicati può spuntare un attimo di leggerezza.
Insomma… abbiamo chiuso un capitolo importante. Ma lo spaghetto alle vongole ha contribuito parecchio ad addolcirne il finale.
E mentre brindavamo con l’ultimo sorso di bianco ghiacciato, ho pensato che forse è proprio questo il senso: saper trovare bellezza anche nei saluti. E che ogni fine, se condivisa con la persona giusta (e un buon antipasto di crudo misto), può trasformarsi in un nuovo inizio.
Con un sorriso, magari mezzo storto… ma autentico.

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